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Qwan Ki Do of Kenya
Fratelli di Vo Phuc
Dalla mia prima lezione di Qwan Ki Do ad oggi posso affermare che di Strada ne ho fatta, non parlo tecnicamente, dove sto ancora muevendo i primi passi,ma della strada vera e propria.
Quante volte il Qwan Ki Do mi ha portato a Milano, Padova,Trento, Firenze...., poi ripenso a Zurigo,a Berlino,ma quello che vi sto per raccontare, e che ha lasciato in vero marchio di fuoco dentro di me , è il viaggio in Kenya. Fare tutta questa strada non ti pesa mai perchè sai che ogni volta avrai molto in cambio, ma la vera forza che ti spinge è che non sei mai solo e così è stato anche per questa avventura dove sono partito con due miei compagni Francesco e Gianfranco.
L'iniziativa in Kenya è partita già da qualche anno, coordinata da Franco Oriot in collaborazione con gli Amici del Judo e dell' Unione Italiana Qwan ki Do.
Qualche vo-phuc in più in valigia e partiamo con l''intento di portare il nostro bagaglio di Qwan ki do ai praticanti del nuovo club in Africa. Nonostante le rassicurazioni di Franco Oriot che ci ha sempre seguito in quest'impresa, alcuni dubbi non ci hanno mai lasciato del tutto: il lungo viaggio, come riuscire a farci capire da loro,la paura di affrontare usi e costumi diversi e una realtà differente dalla nostra, ma quello che mi lasciava più sgomento era la paura di essere giudicati per quello che siamo come spesso accade qui nei loro confronti quando arrivano in Italia.
Non posso raccontarvi tutto perchè ci vorrebbe veramente troppo tempo, ma inutile dirlo il Krenya e un posto stupendo in tutte le sue sfumature. Qualche disguido si trasforma già la sera in bei ricordi da raccontare in aneddoti di vita.
E' bastato poco tempo per capire che ciò che ci serviva erano i piedi per camminare, gli occhi per guardare e un sorriso da contraccambiare; gia, chiunque incontravi ti sorrideva e ti salutava, non disdegnava di scambiare due parole e di aiutarti senza pretendere nulla in cambio.
Pole-Pole (piano piano) i nostri dubbi svanivano,in palestra ci hanno accolto con un caloroso abbraccio e farsi capire da Martin e Cristopher non è stato per niente difficile, loro capivano molto meglio di quello che noi cercavamo di spiegare, il loro impegno e la loro voglia di imparare toglievano le parole di bocca.Gli allenamenti erano sempre un momento di scambio,non solo tecnico ma di cultura e fratellanza; ancora una volta il Qwan Ki Do mi rende orgoglioso di praticarlo,mi basta indossare un Vo Phuc e tutte quelle barriere quali il razzismo,la diversità di cultura, la lingua, la diversa classe sociale, si sgretolano lasciando posto a quella strada di valori e principi morali che tutti noi cerchiamo di percorrere al meglio.
I nostri momenti di svago e vacanza li abbiamo affidati nelle mani dei ragazzi della palestra che giorno dopo giorno ci mostravano le meraviglie del posto, le spiagge dell'oceano indiano, le rovine di Gedi, la nuotata con i delfini,la boccadel Diavolo,le cascate nella Savana, la fabbrica del legno dove alcuni di loro vi lavorano,la cavalcata sulle dune di sabbia fino ad arrivare al mare dipinto dai colori del sole che tramonta.Non da meno erano le serate; quella più emozionante è stato quanto i ragazzi della palestra ci hanno portato a mangiare in un ristorante dove si utilizzano esclusivamente le mani, pensare che credevamo di rimpiangere la nostra cucina Emiliana!!! Invece mai ingrassato tanto, nonostante gli allenamenti.
Giorno dopo giorno, assapori la vita e ti accorgi di come ad ogni cosa viene dato il giusto valore e sempre meno ti mancano quelle cose secondarie, oggetti che nella parte del mondo così detta civilizzata reputiamo indispensabile.
Indimenticabile è stato il safari con Momy, il presidente del Qwan Ki Do in Kenya con cui abbiamo passato due giorni a inseguire animali, anche se è pure capitato che fossero loro a inseguirci....... ma anche questo accade in Africa.
Li seduto nella Savana, pochi metri più in là i miei compagni e Momy, animali cha assaporano la libertà in una natura che si perde a vista d'occhio, un sole scialbo alla fine di una giornata vissuta, mi sono sentito abbracciato dal Mondo.
Purtroppo come di consueto è poi arrivato il momento dei saluti per il ritorno in Italia. Spero di aver lasciato un buon ricordo a quei compagni d'armi kenyoti, ma sicuramente e grande quello che loro hanno lasciato dentro di me. Sarà difficile scordare l'entusiasmo di quei bambini che già mezz'ora prima della lezione erano in strada a ripassare aspettando con impazienza il saluto. Allenarsi con gli istruttori e gli altri praticanti, ha risvegliato in noi quello spirito che si era un pò affivolito, abbiamo ritrovato con loro quelle motivaziono che ti spingono adallenarti con entusiasmo e con un sorriso perchè... il frutto sarà dolce.
(Pallamidesi Cristian)
La Fabbrica del legno
Masai
Cristian Francesco e Gianfranco
Watamu
Cercopiteco